Danni incalcolabili

Quando cerco “incalcolabili” nel web, nel 99% dei casi si trova insieme a “danni”.

In questi giorni di disastri e tragedie la cosa si è fatta molto appariscente, e viene da riflettere sul perché di un’associazione di idee così stabile. Si direbbe che le sfuriate meteo sono l’unico momento in cui tutti riconoscono e accettano la verità, cioè l’incapacità di calcolare ogni cosa, senza riguardo per il culto imperante e assoluto del numero che altrimenti elabora senza freni una società data-driven sempre più cieca e incosciente, una neo-barbarie.

Si vede spesso che questi “danni incalcolabili” sono da riferire all’opera sconsiderata dell’uomo, che costruisce e “innova” con foia, fottendo il pianeta senza preservativo nell’ignoranza totale delle possibili conseguenze, e così fottendo anche il suo prossimo, coevo e futuro, su cui vengono scaricati questi effetti collaterali: le famigerate “esternalità negative” degli economisti.

Sono questi enormi costi nascosti, non considerati nei prezzi e nei bilanci, a deformare gli stili di vita e a rendere a distanza il ritorno di fiamma dei danni travolgente e “incalcolabile”. Il profitto privato regolarmente garantito dai costi occulti scaricati invisibilmente sulla collettività è immenso. E questo monumentale ladrocinio come al solito nel nostro regime contabile è protetto da una finzione matematica: le cosiddette analisi costi/benefici.

Come è scritto su Noi siamo incalcolabili nel capitolo Costi occulti, bilanci impossibili:

Dato che i costi sono tutti distorti, va da sé che anche le analisi costi-dbenefìci che decidono la fattibilità dei progetti sono tutte distorte, in quanto mettono in conto costi ridotti rispetto a quelli reali, e ridotti in misura quasi sempre impossibile da valutare con precisione. In certi casi, come per le centrali nucleari, per gli impianti industriali che avvelenano le acque e l’aria, per il trattamento dei rifiuti tossici, per le tecnologie che danneggiano i tessuti viventi, per l’edilizia incauta sui territori instabili, i costi reali associati all’evento peggiore sono quelli di un genocidio o perfino di un’estinzione di massa, per cui la stima costi/benefìci non è nemmeno più applicabile: non ha senso quantificare un rischio che non si può correre. Contro quale beneficio considerereste accettabile il costo di sacrificare uno solo dei vostri figli?

Allora è necessario ricominciare a porsi domande fondamentali per ridefinire le cose.

Come possiamo affermare che una qualunque entità economica – un’impresa, un’industria, un’organizzazione, un prodotto, un servizio, un’innovazione – sia un “successo” se non sappiamo quanto ci dà e quanto ci costerà per davvero, non in base ai pezzi di carta dei business plan? Quale valore reale ha l’imprenditoria che prospera scaricando metalli pesanti e lavori infami sui miseri del mondo? Niente meglio degli scarti tossici sepolti lontano dagli occhi e dal cuore rende più vividamente l’idea del vizio di questo cieco avanzare, della sua profonda dipendenza dal trucco, dall’occultamento, dall’illegalità, dal sopruso.

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