Sulle differenze di genere

Un classico tweet da #8marzo: una scienziata si lamenta che da bambina le davano bambole mentre lei voleva il Piccolo Chimico, che la pensavano solo diplomata mentre si è presa un PhD, e rivendica questa sua battaglia come la battaglia di tutte le donne.

Ma è davvero così?

In realtà io vedo in questa storia un problema molto più generale e grave: l’incapacità degli adulti di ascoltare i bambini e aiutarli a formare la loro identità senza prevaricarli. Non una questione di genere.

L’obiezione ovvia a questo punto sarà: ma non ti rendi conto che bambole e scarsa istruzione sono gli stereotipi che la cultura patriarcale vuole imporre alle donne per tenerle prigioniere?
Un altro argomento classico.

Il fatto è che ormai abbiamo un mucchio di ricerca scientifica molto seria che dimostra come ci siano differenze di genere nel cervello dettate dalla biologia, tramite i dosaggi ormonali, e non dalla cultura. Lo sappiamo perché sono evidenti nei comportamenti spontanei già intorno ai 12 mesi, prima che qualunque influsso culturale abbia potuto insinuarsi. E comunque basta osservare dove si orienta l’interesse delle femmine e dei maschi da piccolissimi: lo vediamo tutti che in maggioranza le bambine sono attratte dalle bambole e dai volti, mentre i maschi sono attratti dai meccanismi e dalle costruzioni. Queste diverse attrazioni sono frutto di complessi correlati biologici che rendono il cervello delle femmine più predisposto all’empatia e alla relazione, e quello dei maschi ai sistemi inanimati. Una divisione di compiti che ci viene da milioni di anni di evoluzione e perciò è stata sicuramente una mano santa per la sopravvivenza.

L’errore da non fare assolutamente è prendere queste osservazioni in senso deterministico, cioè come se fossero leggi ineluttabili. È il tipo di falsa interpretazione della scienza da sempre usata per fottere qualcuno (vedi il darwinismo sociale). La verità è che le cose del cervello sono infinitamente complesse, e nessuno può dire cosa sarà (o dovrà essere) una persona data una concentrazione di un certo ormone nella placenta che l’ha tenuta. Ogni persona si sviluppa in maniere tortuose e imprevedibili anche partendo da vincoli genetici che sembrano predestinazioni. Ne sappiamo ancora troppo poco per non essere umili.

Però qualcosa ne sappiamo, qualcosa di molto interessante che potrebbe aiutarci a vivere meglio. Quindi non è meno triste per me vedere il riduzionismo opposto che ancora regna nel discorso di genere: cioè che la differenza tra donna e uomo sia sempre e solo una questione di cultura o di ideologia, come se la natura non esistesse. Questa ignoranza mascherata da ex-avanguardia filosofica porta le donne spesso a terribili mancanze di rispetto per se stesse. Mancanze di rispetto per il proprio corpo e per la propria natura, costretta a deformarsi orribilmente pur di mettersi a forza sul piano del maschio e combatterlo con le sue stesse armi, quindi in definitiva decretando una ennesima vittoria del maschile di cui certo non abbiamo bisogno in questo mondo. Per giunta, càpita che queste stesse donne a volte finiscano per concedere al proprio partner un potere da neonato, e la vecchia filosofia di genere non le ha mai aiutate ad uscire da questo gorgo.

Questa mancanza di rispetto per riduzionismo culturale non è diversa, seppure opposta, da quella dei genitori che non davano il piccolo chimico alla scienziata in erba, evidentemente dotata per natura di un cervello più maschile che si doveva riconoscere per quello che era. 
E in un senso più vasto, questa insistente ignoranza su come siamo fatti provoca quella generale mancanza di rispetto per il corpo e per la natura che sta conducendo il genere umano alla catastrofe.

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[Photo by Simone Scarano on Unsplash]